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sabato 3 novembre 2001  
 


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L'INTERVENTO


Voglio il ponte di Leonardo


di Alessandro Dell'Aira




ALLE SPALLE DELLA GIOCONDA C'È UN PONTE. Forse è quello di Ponte a Buriano in Val di Chiana, vicino Arezzo. Leonardo da Vinci era attratto dai ponti. Ne disegnò uno minuscolo, in pianta e in alzato, su uno dei fogli del codice Hammer, poi detto di Leicester, oggi più noto come codice Gates.




 

Il disegno del Codice Hammer-Leicester
e il modellino del Museo Nazionale della Scienza e della Tecnica di Milano, intitolato a Leonardo da Vinci





 





Quel ponte sognato e disegnato di getto, mai tradotto fedelmente in opera, aveva almeno tre pregi. Il primo: consentiva un salto di duecentoquaranta metri fra le due sponde di un corso d'acqua o di un braccio di mare. Il secondo: era alto quaranta metri sul pelo dell'acqua e lasciava passare le navi alberate. Il terzo: ogni capo del ponte generava due rampe, che creavano due solide basi d'appoggio.
Quattro zampe allargate che ancoravano il corpo del ponte alle due rive, con la campata che tendeva al cielo fino ad assottigliarsi al culmine in una tensione elastica bella a vedersi quanto semplice era l'idea. Un'idea ponte tra pratica e scienza, come piaceva a Leonardo che così scrive nel Trattato della Pittura: "Quelli che s'innamorano della prattica senza la diligenza, overo scienza, per dir meglio, sono come i nocchieri ch'entrano in mare sopra nave, senza timone, o bussola, che mai non hanno certezza dove si vadino. Sempre la prattica deve essere edificata sopra la buona teorica, della quale la prospettiva è guida, e porta, e senza quella niente si fa bene, così di pittura, come in ogn'altra professione...".
Misurandolo a palmi sulla linea del tempo tridentino, quel ponte sognato e disegnato è di epoca preconciliare. Leonardo lo concepì tra il 1502 e il 1503, forse per il sultano turco Bayazid che voleva unire le due rive del Corno d'Oro sul Bosforo.
Se Bill Gates non ha niente in contrario, stiamo sognando un ponte di pietra a quattro zampe, con strutture di legno lamellare, in asse con il Duomo di Trento e ispirato al modello leonardesco. Un ponte rotabile sopra e ciclabile sotto, multiuso e non solo stradale come quello che i norvegesi stanno costruendo a Oslo. Che c'entra Oslo? C'entra, perché dal 1996 i norvegesi non fanno altro che sognare il ponte sognato e disegnato da Leonardo. Ne hanno già fatto uno di settanta metri, una passerella in legno lamellare che scavalca un'autostrada. Stanno costruendo l'altro di pietra, nei pressi dell'aeroporto di Oslo.
Noi che siamo profani, non abbiamo alcun titolo a proporre. Stiamo solo parlando di un sogno. Per noi quel ponte c'è già, lo abbiamo già. Un ponte a quattro zampe che distrae il traffico dal centro storico e lo orienta lungo l'Adige, da una parte verso gli svincoli-spaghetti di Gardolo, dall'altra verso le torri-asparagi di Man.


   



Il ponte batte dove l'idea vuole, le idee ce le abbiamo. E lasciateci divertire con i ponti sognati, con Andrea Castelli che scherza sempre, con Ulisse Marzatico che parla solo quando ha le idee chiare, senza fare confusione mentre Bocchi e Busquets disegnano quelli da fare, e in Comune decidono quale costruire. Se vi interessa fare un sogno così, fate come Goethe in viaggio: andate nel punto più alto, da dove si distinguono ancora le finestre degli edifici della città, nel nostro caso a Sardagna, tra la stazione della funivia e il nuovo Centro Congressi. Mettetevi in asse con via Verdi e guardate verso la facciata del Duomo. Distogliete l'occhio e guardate verso il Palazzo delle Albere e l'area ex Michelin. Alzate lo sguardo verso Mesiano, Povo e il Colle Sant'Agata. Tornate sull'Adige. Che ponte vedete, a destra del ponte di San Lorenzo? Mettetevi in linea con la politica storica di promozione del centro storico pedonale. Che ponti vedete, dal vostro punto di osservazione? Che sistema di ponti vedete? Un sistema divergente, o uno convergente che ingloba la città antica? Giovedì scorso, da quel punto di vista, non abbiamo visto treni, neppure sulla riva destra del fiume. A valle del ponte di San Lorenzo, abbiamo visto un ponte a quattro zampe di tipo leonardesco, epocale, su misura per le idee storiche di Trento e le sue prospettive del terzo millennio. Sopra le auto, sotto i pedoni e le bici. Un ponte di pietra e una passerella di legno tra pratica e scienza, senza cemento.
Basta così. Pontem tene, verba volant. Non parliamone più.

 
 
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