PER
PURO CASO, dieci minuti dopo essere scesi
dal bus che la mattina dellultimo
sabato di marzo 2005, sabato santo, da
Curitiba ci aveva portato a Lapa, abbiamo
conosciuto il re del Congo. Lo abbiamo
incontrato mentre era allopera nel
reparto carni del supermercato locale,
tale e quale agli altri supermercati del
resto del Paraná, della Sicilia e del
Congo. Miguel Ferreira si è passato le
mani sul grembiule e ci è venuto
incontro con un sorriso al di qua del
banco. Come tutti i re, visto a tu per tu
era meno sacrale. Ci ha fissato
unudienza in casa sua, nel
primissimo pomeriggio, ed è tornato a
servire i clienti.
Intenzionati a studiare il luogo nel modo
più adatto allindolenza della
giornata semifestiva, siamo andati a
zonzo per Lapa con la nostra guida e dopo
un pasto da vaccari agevolato da un vino
coloniale che sembrava spillato dal frigo
di re Miguel, abbiamo preso un tassì e
siamo arrivati tardi alla sua dimora tra
i campi, in periferia. Tanto fa, in
Brasile se la prendono tutti comoda...
Pregiudizi. Miguel, tornato al lavoro,
aveva avuto la politesse di farci
attendere da suo fratello Ney,
ambasciatore dellAngola. Ney era
nella corte di casa, tra i panni stesi e
i bambini che giocavano. Ci ha fatto
strada verso lambasciata e ci ha
preceduti nellingresso,
presentandoci il resto della famiglia.
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xx1x |
Ney è The Best
of..., ce lha scritto sulla
felpa color ghiaccio.
Lingresso dell'ambasciata
è anche anticamera e anticucina.
Cè uno scaffale coperto da
un telo di plastica trasparente,
con un medagliere e la solita
santeria. C'è un San Benedetto
nero, The Best of...,
sull'attenti. In cucina ce
nè un altro da battaglia.
San Benedetto nero è consigliere
della donna che spadella e
delluomo che panifica, che
sia uno degli afropanettieri di
Salvador, o uno dei centomila
portoghesi di San Paolo maestri
di pães de quejo, i teneri
bocconcini al formaggio che a
tutte le ore e in tutti gli
angoli del Brasile si fanno
desiderare e si fiondano in bocca
alla gente da soli. San Benedetto
ha anche ispirato ai cucinieri di
Lapa quella raffinatezza che è
la coxinha de farofa, ingannevole
finta coscetta di pollo che
anziché la legittima carne
contiene un composto di tritato
di pollo e farina di manioca
tenuto insieme da una banda di
pasta arrotolata sul ripieno e
accartocciata in fondo alla
coxinha a simulare
lossetto.
Il discorso è
caduto subito sul Quaderno. Ecco
la storia.
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Il Gaucho, nero
come Miguel e Ney, si fece vivo a
Lapa allimpensata un certo
giorno del 1959, a piedi liberi e
non come noi che siamo arrivati
qui con il bus delle dieci e
mezza e i piedi schiavi delle
scarpe. Veniva da chissà dove.
Si fermò davanti la porta di
casa del re del Congo, che allora
era Sebastião Quintino, e gli
consegnò il Quaderno della
Congada.
La copertina del Quaderno era
nera e butterata come i taccuini
Moleskine e il dorso delle mani
del Gaucho. Il taglio era di un
rosa incarnato e venato di scuro
come le palme delle mani del
Gaucho. Allora Sebastião
Quintino regnava sulla famiglia
dei neri di Lapa, tutti del
colore del Quaderno.
Il Gaucho, venuto apposta per
incontrare quellantica
comunità, baciò il Quaderno
prima di affidarlo al re del
Congo. Gli raccomandò di
istruire i ragazzi e di imparare
a memoria la Congada, che andava
fatta come una volta tale e
quale, senza perdere una parola e
con i passi giusti. Di quella
danza il padre di Miguel, che
allora era giovane, ricordava
qualcosa ma non tutto. Invece
sapeva alla perfezione, e il
Gaucho stesso lo confermò a re
Quintino prima di allontanarsi
sulla strada della merceria, che
San Benedetto aveva la pelle
chiara come il pão de queijo, e
si tingeva la faccia per
proteggere gli schiavi.
Pregiudizi.
Questo sa e questo ci dice Ney,
ambasciatore dellAngola. Il
Quaderno lo tiene re Miguel, lui
ha solo la dispensa con la copia
stampata che gli ha spedito un
professore di San Paolo,
trascrittore del Quaderno. Ney
l'ha già presa, non ci siamo
accorti da dove, e la sta
maneggiando con cura. Ce la dà
da sfogliare e comincia a
raccontarci la Congada.
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