Il Quaderno
del Gaucho


di Alessandro Dell'Aira


 






FOTO:
Semiramis Maria Amorim
Alessandro Dell'Aira




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PER PURO CASO, dieci minuti dopo essere scesi dal bus che la mattina dell’ultimo sabato di marzo 2005, sabato santo, da Curitiba ci aveva portato a Lapa, abbiamo conosciuto il re del Congo. Lo abbiamo incontrato mentre era all’opera nel reparto carni del supermercato locale, tale e quale agli altri supermercati del resto del Paraná, della Sicilia e del Congo. Miguel Ferreira si è passato le mani sul grembiule e ci è venuto incontro con un sorriso al di qua del banco. Come tutti i re, visto a tu per tu era meno sacrale. Ci ha fissato un’udienza in casa sua, nel primissimo pomeriggio, ed è tornato a servire i clienti.

Intenzionati a studiare il luogo nel modo più adatto all’indolenza della giornata semifestiva, siamo andati a zonzo per Lapa con la nostra guida e dopo un pasto da vaccari agevolato da un vino coloniale che sembrava spillato dal frigo di re Miguel, abbiamo preso un tassì e siamo arrivati tardi alla sua dimora tra i campi, in periferia. Tanto fa, in Brasile se la prendono tutti comoda...

Pregiudizi. Miguel, tornato al lavoro, aveva avuto la politesse di farci attendere da suo fratello Ney, ambasciatore dell’Angola. Ney era nella corte di casa, tra i panni stesi e i bambini che giocavano. Ci ha fatto strada verso l’ambasciata e ci ha preceduti nell’ingresso, presentandoci il resto della famiglia.


xx1x Ney è The Best of..., ce l’ha scritto sulla felpa color ghiaccio. L’ingresso dell'ambasciata è anche anticamera e anticucina. C’è uno scaffale coperto da un telo di plastica trasparente, con un medagliere e la solita santeria. C'è un San Benedetto nero, The Best of..., sull'attenti. In cucina ce n’è un altro da battaglia. San Benedetto nero è consigliere della donna che spadella e dell’uomo che panifica, che sia uno degli afropanettieri di Salvador, o uno dei centomila portoghesi di San Paolo maestri di pães de quejo, i teneri bocconcini al formaggio che a tutte le ore e in tutti gli angoli del Brasile si fanno desiderare e si fiondano in bocca alla gente da soli. San Benedetto ha anche ispirato ai cucinieri di Lapa quella raffinatezza che è la coxinha de farofa, ingannevole finta coscetta di pollo che anziché la legittima carne contiene un composto di tritato di pollo e farina di manioca tenuto insieme da una banda di pasta arrotolata sul ripieno e accartocciata in fondo alla coxinha a simulare l’ossetto.

Il discorso è caduto subito sul Quaderno. Ecco la storia.
     
Il Gaucho, nero come Miguel e Ney, si fece vivo a Lapa all’impensata un certo giorno del 1959, a piedi liberi e non come noi che siamo arrivati qui con il bus delle dieci e mezza e i piedi schiavi delle scarpe. Veniva da chissà dove. Si fermò davanti la porta di casa del re del Congo, che allora era Sebastião Quintino, e gli consegnò il Quaderno della Congada.

La copertina del Quaderno era nera e butterata come i taccuini Moleskine e il dorso delle mani del Gaucho. Il taglio era di un rosa incarnato e venato di scuro come le palme delle mani del Gaucho. Allora Sebastião Quintino regnava sulla famiglia dei neri di Lapa, tutti del colore del Quaderno.

Il Gaucho, venuto apposta per incontrare quell’antica comunità, baciò il Quaderno prima di affidarlo al re del Congo. Gli raccomandò di istruire i ragazzi e di imparare a memoria la Congada, che andava fatta come una volta tale e quale, senza perdere una parola e con i passi giusti. Di quella danza il padre di Miguel, che allora era giovane, ricordava qualcosa ma non tutto. Invece sapeva alla perfezione, e il Gaucho stesso lo confermò a re Quintino prima di allontanarsi sulla strada della merceria, che San Benedetto aveva la pelle chiara come il pão de queijo, e si tingeva la faccia per proteggere gli schiavi. Pregiudizi.

Questo sa e questo ci dice Ney, ambasciatore dell’Angola. Il Quaderno lo tiene re Miguel, lui ha solo la dispensa con la copia stampata che gli ha spedito un professore di San Paolo, trascrittore del Quaderno. Ney l'ha già presa, non ci siamo accorti da dove, e la sta maneggiando con cura. Ce la dà da sfogliare e comincia a raccontarci la Congada.