Cari lettori di arsenale, quando in Brasile
si parla di cultura non si pensa né alla scienza
né alla politica. Questo in Europa può stupire
qualcuno, perché molti scienziati della vecchia
Europa presumono ancora di essere i poli deputati
alla diffusione della Cultura, e di avere la
missione di trasmetterla con lallegro e
temperato sostegno dei politici. Ai tropici
tristemente non è così, e neppure nel Sertão
del Nord-Est, terra di colonnelli. In Brasile non
cè asse obbligato tra scienza, politica e
cultura. La ricchezza di questo Paese è
leterogeneità. Diciamo questo, e non quel
Paese, perché arsenale dimora in Brasile con la
presunzione di restare emotivamente in Sicilia,
dove affonda antiche radici. Fin dal numero
zeropuntozero, poco opportunamente ha voluto
sostenere il primato delleterogeneità.
Leterogeneità è il modello di Vinicius de
Morães, ex diplomatico, poeta-vate del Brasile,
che una volta, ammirando dalla finestra di casa
propria la concordia di un gruppo eterogeneo di
animali da cortile, disse di non avere mai visto
una cosa simile neppure in diplomazia.
Leterogeneità,
cari lettori di arsenale, è il modello di Sérgio
Buarque de Holanda, che nel 1956 divenne
cattedratico di Storia della Civiltà Brasiliana
allUniversità di San Paolo. Era amico
fraterno del sommo Vinicius de Morães, nonché
padre di Chico Buarque il bossanovista. In
«Raizes do Brasil» (1936), Sérgio Buarque
osserva che il principio di gerarchia non ha mai
attecchito fra gli intellettuali del suo Paese,
perché le gerarchie politiche e scientifiche si
fondano essenzialmente sui privilegi.
L'eterogeneità
è il modello di Alberto Santos=Dumont. Proprio
così, cari lettori: con due trattini tra i
cognomi, come amava scrivere lui. Due trattini
sono più di un uguale. Santos=Dumont, campione
di eterogeneità, fece il suo umile apprendistato
nel mestiere degli uccellini e inventò
l'aeroplano. I ben noti fratelli Wilbur e Orville
Wright, esperti di alianti, gli rubarono l'idea.
In
occasione del centenario del primo volo del
glorioso 14-Bis, arsenale si pregia di richiamare
l'attenzione sul fatto che a questo geniale
brasiliano del Minas Gerais, eterogeneo e
creativo, si deve anche l'idea del rilancio
dell'orologio da polso, per iniziativa del
gioielliere e stilista parigino Louis Cartier.