Il Quaderno
del Gaucho


di Alessandro Dell'Aira


 






FOTO:
Semiramis Maria Amorim
Alessandro Dell'Aira




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RACCONTA NEY: C’ERA UN TEMPO Sua Maestà Ganaiame, che regnava sul Congo con la regina Ginga dell’Angola e il reuccio. I nobili della corte li scortavano con le spade lucenti e sguainate. Ganaiame spronava i suoi a lodare con danze e controdanze il grande Santo cristiano Benedetto. I cacicchi e i bambini del Congo lo onoravano recitandogli versi, sventolando lo stendardo e invocando la liberazione dal male, mentre i tamburi suonavano e l'alfiere si agitava. Il segretario e il principe vigilavano sui nobili in testa al corteo e sullo stendardo di San Benedetto ornato di stelle di carta d’argento. Continua Ney: Ed ecco che arrivo io, l'ambasciatore, The Best of Angola, con un grande e tremendo rumore. Re Miguel spaventato vuole sapere perché sono venuto a turbare le feste in onore del nobile Santo Benedetto. Il principe e il segretario si informano e tornano da lui con la notizia che l'ambasciatore della regina Ginga, arrivato dai boschi dell’Angola, chiede a gran voce di essere ricevuto.



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Il principe incarica il segretario Ganatoiza di informare il sovrano che il regno va difeso da un grande pericolo di guerra. Ganaiame ordina al segretario di tornare dal principe a dirgli che muoiano quei temerari, che nessuno ne avrà compassione.

Siamo alla quinta scena, dice Ney, io sono l’ambasciatore dell’Angola e mi danno il permesso di avvicinarmi al trono. Mi presento con uno dei miei fedelissimi cacicchi. O nobile principe, sono del regno di Miticola, non corra sangue tra noi, non vengo a farvi guerra ma porto un’offerta di pace.

Non ti avevo capito, dice il principe. L'ambasciatore dice: Segretario, corri dal re Ganaiame, fagli sapere che voglio incontrarlo. Ma Miguel Ferreira, nella parte di re Ganaiame, quando arriva l'ambasciatore rimprovera Ney e lo tratta da ignorante. Ignorante siete voi, ribatte Ney a suo fratello Miguel re del Congo, e vi dichiaro guerra.

Entrano i nobili in aiuto del re. L'ambasciatore si ritira con la spada sguainata e si precipita dai suoi armati che l’aspettano nel bosco.

     



Ormai è guerra. Il segretario informa Ganaiame che i soldati del Congo puniranno l’ambasciatore dell'Angola: I tuoi vassalli, Ganaiame, ti mostreranno quanto può il loro valore. I tamburi annunciano la lotta che si riaccende tra i nobili del Congo e le truppe dell’Angola. L’ambasciatore riesce a farsi largo e a raggiungere il re. Ma Ganaiame, per dimostrare quanto è forte, gli spara contro con la pistola. Riconosci, gli dice, il mio grande potere!

Arrivano i nobili e tolgono ai vinti le lance e le spade. Dice Ney, catturato, ammansito: Chiedo clemenza, confesso la mia insolenza. Miguel lo punisce ma poi lo perdona in onore del Santo Benedetto. Il re del Congo è grande e generoso e ne dà prova all’ambasciatore dell’Angola. Gli allunga lo scettro sul capo e gli dice: Alzatevi ambasciatore, sedetevi e fate la vostra ambasciata. Che ragione vi ha spinto fin qui dalle vostre regioni lontane? Dice Ney a Miguel: Ero stato mandato dalla regina Ginga a portarvi un messaggio di pace e a baciarvi le mani.

 
     
  È tutto un equivoco, mio ambasciatore, dice il re del Congo. Vi ringrazio, il grande San Benedetto saprà ricompensarvi.

Ho con me dei buoni musici, dice l'ambasciatore dell'Angola. Riprendiamo la festa con le danze e gli strumenti.

L’ambasciatore si congeda, e le sue truppe con lui. Il re li segue con la corte e la Congada finisce.

Anche noi ce ne andiamo, con la promessa di tornare. Ney sorride e ci segue con lo sguardo. Come lui guarda noi, anche Sebastião Quintino, il primo re del Congo della nuova Congada di Lapa, dovette guardare il Gaucho sparire verso la merceria, senza il Quaderno.