Congada
di Lapa
in onore di
San Benedetto


di

Valdemar Félix da Silva cy

traduzione italiana:
Alessandro Dell'Aira




FOTO:
Semiramis Maria Amorim
Alessandro Dell'Aira




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La Congada di San Benedetto ha un’apparenza semplice, a una prima e superficiale visione, nonostante i costumi vistosi e colorati di alcuni uomini che danzano in omaggio al “piccolo santo dei neri”. Secondo questa visione, la Congada è per alcune persone solo una danza espressione di una bella “fantasia”, che ricorda il carnevale. Questa visione è molto comoda e mantiene a una certa confortante distanza quelli che non vogliono spingersi al di là del superficiale. Per fortuna, come vedremo, altri hanno osato superare questa barriera dell’approccio superficiale.
Negli anni cinquanta, l’antropologo José Loureiro Fernandes (1977) realizzò un’importante ricerca, valorizzando per la prima volta sotto l’aspetto etnografico il folklore della Congada di Lapa (Paraná), con una pubblicazione patrocinata dalla Fundação Nacional de Arte. Il suo lavoro, pionieristico, è una tappa importante che ci aiuta a capire la Congada e la devozione a San Benedetto, ragione principale dell’esistenza di questa manifestazione folclorica.
Nel corso dei nostri studi superiori presso la Facoltà di Educazione Musicale del Paraná, abbiamo frequentato, tra le altre, le lezioni di Folklore del professore paranaense Inamy Custódio Pinto, che negli anni 70 e anche in seguito mantenne un buon rapporto di amicizia con le famiglie dei Congos di Lapa, coltivando e condividendo con loro il desiderio di riattivare la Congada.
Questa riattivazione fu lenta e graduale. Ebbe inizio nel 1994, con l’elezione di Miguel Ferreira a re della Congada e a presidente dell’Associazione Pelourinho da Lapa. Si ricominciò a provare la danza Congada, si tornò nuovamente agli oggetti e agli strumenti musicali necessari per la sua realizzazione, in possesso della famiglia del re precedente, il signor Sebastião Quintino. Così, si ebbe il ritorno vigoroso della Congada di San Benedetto, che culminò con varie rappresentazioni nel 1997, in occasione delle commemorazioni del cinquantenario del Santuario dedicato a São Benedito da Lapa.




 
 
 
xx1x L’approccio allo studio e all’analisi della Congada di Lapa comportava un dilemma. In primo luogo essa si presentava come una manifestazione di danza. Via via però che ci accostavamo all’oggetto della ricerca ne andavamo cogliendo la complessità teatrale, la sua natura di rappresentazione pervasa e completata da ricchi lnguaggi: la poesia, la musica, la religiosità, la storicità.

Per un approccio in grado di valorizzare la nuova visione, abbiamo considerato la Congada come un Atto drammatico, un Atto di conversione, nel solco delle ricerche e delle conclusioni di Alceu Maynard Araújo (1964, p. 215), che aveva definito la Congada “teatro catechetico”. Questa linea di ricerca ci diede la necessaria visione di insieme, e ci permise di ampliare il campo di ricerca su questa manifestazione folclorica che si distingue per unicità e autonomia di rappresentazione, proprie di un atto drammatico.


Per ampliare la comprensione della Congada di Sáo Benedito e inquadrarla nel suo tipico scenario. ho indagato sulle sue origini, Ciò mi ha permesso di raccogliere dati importanti della storia del Paraná, utili alla comprensione dell’atto.


Dall’inizio del secolo XVIII in poi, la costruzione della Estrada da Mata, che attraversava i Campos Gerais del Paraná, favorì lo sviluppo della regione, legato al commercio tra Viamão e Sorocaba di cui furono protagonisti i tropeiros (allevatori di bestiame). La città di Lapa sorge sulla loro rotta, come stazione di sosta dei viaggiatori.

Al momento della prima costituzione del centro, i suoi abitanti scelsero come patrona locale Nossa Senhora do Capão Alto, e in seguito, quando Lapa fu elevata al rango di città, il nuovo patrono divenne Santo Antonio, rimasto tale fino ad oggi.

La città fu costruita nel corso degli anni per iniziativa diretta delle famiglie lapeane, ma anche grazie all’apporto degli attori sociali anonimi che lavoravano nella condizione di schiavi e assimilati, svolgendo nella regione le mansioni necessarie alla manutenzione dei luoghi e al funzionamento delle fazendas.

     

I proprietari e i primi colonizzatori erano di origine portoghese. Tra le usanze che introdussero, la religiosità e la devozione ai santi cattolici occupavano un posto di rilievo. La devozione popolare tributata ai quei santi era praticata in cappelle private costruite all’interno delle fazendas e in luoghi di facile accesso ai lapeani. Alcune di quelle devozioni spinsero la comunità a organizzarsi in fraternità, come ad esempio quelle del Santissimo Sacramento, delle Anime del Purgatorio, di San Michele e di San Benedetto. Di queste fraternità, quella di San Benedetto l’ultima è l’unica ad essere ancora attiva nella città di Lapa.


La Congada di Lapa ricorda un bell’esempio di vita, quello di San Benedetto, presentato come il protagonista della rappresentazione. San Benedetto, nato in Sicilia, conquistò anzitutto il cuore delle popolazioni semplici dell’isola, in virtù dei miracoli e delle grazie che somministrava ancora in vita. La sua devozione fu introdotta in Brasile ancora prima della sua beatificazione, dall’Ordine dei francescani, e secondo Alessandro Dell’Aira (1999) favorì l’incremento del cattolicesimo devozionale tra i poveri e gli schiavi, garantendo un patrono dei negri deportati (Dell’Aira 1999, p. 18).


Nel corso della nostra ricerca abbiamo scoperto il nome dell’artigiano, Joaquim António de Souza Maya, detto “Peteca”, che realizzò la statua di San Benedetto e la donò alla Chiesa Matrice, contribuendo ad accrescere la devozione a questo santo.
Secondo Mary del Priore (1994), nella società coloniale le feste acquistarono anche altre funzioni, oltre a quella del divertimento popolare. Queste erano incentivate dallo stato monarchico in virtù di diverse occasioni e celebrazioni, di carattere religioso o non religioso.

«Il tempo della festa è stato celebrato nel corso della storia degli uomini come un tempo di utopie. Tempo di fantasie e di libertà, di azioni burlesche e vivaci, la festa si realizza all’interno di un territorio ludico dove si esprimono le frustrazioni, le voglie di rivincita e le rivendicazioni dei vari gruppi che compongono la società» (Priore 1994, p. 9).